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Recensione Libri: “Mondo senza fine” di Ken Follett

Recensione Libri: “Mondo senza fine” di Ken Follett

it_mondo_senza_fine.gifSeguito ideale de “I pilastri della terra” questo librone (1366 pagg.) riparte più o meno dopo la storia di Jack, Tom e Philip e la costruzione della cattedrale di Kingsbridge.
Come il prededente “World without end” si svolge nell’arco di circa un trentennio (dal 1327 al 1360 circa).

Siamo sempre a Kingsbridge e seguiamo le vicende di 4 personaggi dallo loro infanzia fino all’età adulta: Merthin e Ralph, due fratelli molto diversi tra loro e due ragazzine – Caris e Gwenda, di estrazione sociale parecchio differente.
Lo sfondo della vicenda segue il corso della storia con la salita al trono d’Inghilterra di Eduardo III, la guerra con la Francia e soprattutto l’epidemia di peste che sconvolse l’Europa nel XIV° secolo.

Merthin e Caris sono i protagonisti principali ma anche Gwenda e Ralph ricoprono ruoli fondamentali in tutto il romanzo. In questo caso per riassumere senza nulla togliere alla sorpresa posso solo dire che mentre nei “Pilastri della terra” c’era di mezzo la costruzione della Cattedrale, qui c’è di mezzo la costruzione di un ponte e tutto ciò che era la vita al tempo dei feudatari: servi della gleba, braccianti, manenti, conti e nobiltà, povertà ed ingiustizie, la potenza del clero, il maschilismo e l’impotenza verso malattie derivanti dalla mancanza d’igiene (e della mancata conoscenza dei batteri, ovviamente).

Il libro è scorrevole, lo stile di Follett è sempre fluido e piacevole. Le vicende s’incastrano bene nello scorrere storico dell’epoca e i personaggi ben delineati hanno molte sfumature, dando modo al lettore di immaginarseli come persone reali e non stereotipi.
Di contro, purtroppo, questo romanzo non aggiunge molto a quello che Follett scrisse nei “Pilastri della Terra”: le vicende e le vicissitudini assomigliano parecchio a quelle capitate nel primo libro, si discosta davvero poco e quindi non è molto originale ma, se non volete leggere il primo libro e partite da questo allora può piacere più di quanto sia piaciuto a me.
Altro particolare dolente che avevo notato anche in un altro “secondo” romanzo (e precisamente “Il viaggiatore” di Gary Jennings dopo aver letto il bellissimo “L’azteco”) è l’uso a mio vedere assolutamente pretestuoso del sesso: in questo romanzo sembrano tutti sempre pronti a buttarsi in camporella sul pagliericcio, per terra, nei boschi e tutti lo fanno a dispetto del loro ruolo (preti, frati, suore, conti e serve…).
Immagino che la realtà non fosse molto differente da quella raccontata ma qui mi sembra tutto esagerato e alla fine fastidioso…
Chiudo dicendo che le ultime 80-90 pagine potevano essere evitate poichè il “filo” del discorso sembra già tutto tirato e l’interesse (almeno il mio) è scemato e ho continuato a leggere solo per poter dire di averlo finito…

Riassumendo: un libro discreto ma, troppo lungo e non molto originale, infarcito di troppo sesso anche quando non ce ne sarebbe stato bisogno. Ken Follett comunque scrive sempre libri che tengono compagnia, non è tempo sprecato.

Voto: 6.5

Ciao, J

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  • saverio 2 maggio 2008 at 11:01|Rispondi

    Ciao,
    riguardo al libro di Follett, posso solo dire che no regge assolutamente il confronto con I pilastri della Terra. Libro prolisso all’esasperazione. Probabilmente non era nemmeno convinto della bontà del suo libro l’autore stesso, la sua casa editrice o i suoi agenti, al punto che sono arrivati a definirlo il seguito dei Pdt. In realtà poi i richiami e i legami sono pochissimi e msf potrebbe essere benissimo un libro spurio dal precedente.
    Non so se posso nel msg, ma da lettore accanito di thriller non posso non Consigliare a un sito che si occupa di libri, due titoli di spessore:
    La ragazza dei corpi e Per esclusione.

  • Sereno Lucilio 10 settembre 2011 at 17:29|Rispondi

    Sto leggendo la versione originale inglese dei Pillars doo aver letto il romanzo in Italiano ed averlo apprezzato davvero molto! Non sono un lettore di narrativa, ma questo libro mi ha davvero “incatenato” alla vicenda, grazie ad una capacità di narrazione di Follet davvero straordniaria, abbinata la grande lavoro di documentazione sotirca che certamente ha preceduto il testo, per non parlare del fascino che ha avuto per me la scoperta dei valori alla base delle cattedrali gotiche che sono una parte così importante del Medio Evo. Il testo inglese è molto piano ma anche ricco di vocaboli e mai scontato, decisamente migliore della traduzione italiana. Adotterò il medesimo approccio con Mondo senza fine, che però mi sembra si sia avvalso di un tema di traduttori che hano svolto un lavoro più accurato del precedente. Alcuni dei commenti che ho letto su “mondo senza fine” non sono incoraggianti, ma ho deciso di affrontare l’impresa, pur nella consapevolezza che un sequel nasce spesso da ragioni commerciali. Follet resta comunque un validissimo narratore e mal che vada avrò arricchito il mio inglese di nuovi vocaboli e idiomi. Consiglio di usare questo metodo per chi vuole migliorare una lingua, e di scegliere testi in cui vi siano dialoghi. Un saluto a tutti. Sereno Lucilio.

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