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“La stanza dei bottoni di Gwendy” di Stephen King e Richard Chizmar [Recensione Libri]

La stanza dei bottoni di GwendyTitolo: La stanza dei bottoni di Gwendy
Genere :
horror, fantasy
Autore: Stephen King e Richard Chizmar
Editore: Sperling & Kupfer
Anno:
2018
Pagine: 256
Titolo originale: Gwendy’s Button Box

Trama tratta da Sperling & Kupfer:

Gwendy Peterson ha dodici anni e vive a Castle Rock, una cittadina piccola e timorata di Dio. È cicciottella e per questo vittima del bullo della scuola, che è riuscito a farla prendere in giro da metà dei compagni. Per sfuggire alla persecuzione, Gwendy corre tutte le mattine sulla Scala del Suicidio (un promontorio sopraelevato che prende il nome da un tragico evento avvenuto anni prima), a costo di arrivare in cima senza fiato. Ha un piano per l’estate: correre tanto da diventare così magra che l’odioso non le darà più fastidio. Un giorno, mentre boccheggia per riprendere il respiro, Gwendy è sorpresa da una presenza inaspettata: un singolare uomo in nero.

Alto, gli occhi azzurri, un lungo pastrano che fa a pugni con la temperatura canicolare, l’uomo si presenta educatamente: è Mr. Farris, e la osserva da un pezzo. Come tutti i bambini, Gwendy si è sentita mille volte dire di non dare confidenza agli sconosciuti, ma questo sembra davvero speciale, dolce e convincente. E ha un regalo per lei, che è una ragazza tanto coscienziosa e responsabile. Una scatola, la sua scatola. Un bell’oggetto di mogano antico e solido, coperto da una serie di bottoni colorati. Che cosa ottenere premendoli dipende solo da Gwendy. Nel bene e nel male.

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Commento:

La stanza dei bottoni di Gwendy è molto fluido e scorrevole. King (e quanto di Chizmar?) riesce a tenerci attaccati alle pagine del libro per scoprire cosa succede… Ci sono personaggi che richiamano alla memoria molti altri di King. Mr.Farris a me ricorda molto il John Shooter di “Finestra segreta, giardino segreto” (fu tratto pure il film con Johnny Depp). La storia della scatola per un momento ho pensato che fosse già stata raccontata a suo tempo da Richard Matheson in “Button, button” e stravolta in un pessimo film (The Box). Probabilmente King ci si è ispirato, d’altronde so che il vecchio caro Stevie è un estimatore di Matheson.

A parte quindi l’originalità dubbia devo dire che è un libro talmente “scivoloso” (la lettura è rapida e t’invoglia a proseguirla… si esaurisce in fretta, io ce l’ho fatta in due serate) che avvince rapidamente e coinvolge pienamente. Il libro mi è piaciuto anche se credo potrebbe piacere più a quelli che conoscono poco il repertorio di King piuttosto che ai suoi fan. Il materiale è quello, diciamo. Come lo stile che è insuperabile.

Voto: 7 Per la mancanza di originalità.

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