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Cinema Drammatico Thriller

Recensione Film: Fuori controllo

Film del 2010 diretto da Martin Campbell (“Zorro”, “007 Casino Royale”) interpretato da Mel Gibson (Thomas Craven), Ray Winstone (Jedburgh), Bojana Novakovic (Emma Craven)  e Danny Huston (Jack Bennett).

Thomas Craven, poliziotto della Omicidi di Boston, riceve la visita della figlia Emma. Già durante il viaggio dall’aeroporto a casa la figlia sta male e peggiora prima della cena. I due decidono di andare in ospedale ma, sulla porta di casa, un killer dal volto coperto urla al poliziotto e ne colpisce la figlia, uccidendola sul colpo.
L’uomo parte quindi alla ricerca di chi sia l’uomo meditando vendetta ed agendo con modi spicci e sospettando che la colpa sia del proprio lavoro anche se ha dubbi sul fatto di una rivalsa nei suoi confronti. L’indagine lo porta sulla strada dell’azienda in cui la figlia stava lavorando come stagista e che si occupa di nucleare in maniera poco trasparente: tre attivisti introdottisi nell’azienda vengono ritrovati morti in un fiume, ed è solo l’inizio. Anche la politica non è esente dai traffici di questa società e vengono coinvolti poteri ad alto livello. Viene coinvolto anche un uomo – di una non specificata agenzia –  che dovrebbe risolvere il “problema Craven” ormai troppo spinto oltre nell’indagine, ma i colpi di scena si susseguono e “ciò che è non è ciò che sembra”.

Il film parte da una serie tv (“Edge of darkness” come il titolo del film in originale) diretta sempre da Martin Campbell.
Se il plot possa far pensare a quello de “Il giustiziere della notte” almeno per il concetto della vendetta in realtà si esplora – come fa sospettare il titolo originale (“Sull’orlo dell’oscurità”) – il sottile confine tra etica, dovere morale, desiderio di giustizia e la vendetta… ma non solo. E’ anche un film che affronta la perdita dei valori come: l’umanità, la politica come battaglia per le riforme e l’ambiguo ruolo dei politici che per i propri scopi calpestano ciò che pretendono – ad esempio – dal personaggio del poliziotto protagonista del film: la fedeltà alla patria e la protezione dell’uomo comune.

Il film forse non è originalissimo, la storia è abbastanza semplice e comunque ha una forza che tiene avvinti allo schermo: in primis è innegabile il carisma di Mel Gibson come attore. Poi l’immedesimazione nei panni di Craven per la nostra voglia di giustizia. Infine per un personaggio – Jedburgh – specchio oscuro dei valori di Craven che in fondo ne rappresenta una sorta di superamento del limite “etico” pur affondando le proprie motivazioni  nelle stesse origine di ordine, fedeltà e patriottismo. A mio avviso è il miglior personaggio del film e come per tutti gli altri ha il destino segnato e comunque il libero arbitrio per tentare una redenzione di sè stesso. Un personaggio sull’orlo del baratro e in continua indecisione tra il bene e il male.

E’ un film scorrevole e anche crudo in certi momenti… il racconto è lineare, il finale non scontato (anche se non imprevedibile) e Mel Gibson un bel ritorno davanti alla cinepresa.

Voto: 7.5

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